Opera director






Gaetano Donizetti
L'elisir d'amore
Regia: Laura Cosso
Scene & costumi: Elisabeth Bohr
Teatro Coccia di Novara
Sala Verdi di Milano
Produzione 2017
L'OPERA - giugno 2017
Siamo dinnanzi ad una messa in scena originalissima che Laura Cosso firma con l'idea di ambientare il soggetto in un moderno studio pubblicitario, con tanto di guardaroba e set televisivo per girare spot che sono il campo d'azione per ogni scena (...) In questo studio i personaggi non sono burattini che eseguono le direttive della regia, ma fondono con equilibrio mirabile i temi del racconto con le esigenze di girare tutti i filmati promozionali che si ha in essere di realizzare, alcuni dei quali reclamizzano la vita agreste (con il video del "pane del mietitore" che fa pensare al "Mulino Bianco"), altri quella militare (con il videogioco di guerra "Call for destruction") o quella falsamente ingannatoria di un bibita di tendenza come potrebbe essere la Coca-Cola. Il flusso dinamico e mai forzato, impresso sui protagonisti e sul coro (che impersona fotografi, attori, truccatrici e fans in cerca di attenzione) da una regia che attualizza la vicenda na non perde in coerenza repportandosi al libretto, mantiene intatta la freschezza di narrazione. Laregia galvanizza gli interpreti e fa recitare tutti, coristi e comparse comprese, appassionandoli ad un disegno registico che si rivela vincente. (...)
Alessandro Mormile
Corriere di Novara, 8-5-2017
Un’opera luminosa, dalla verve abbacinante, dotata di un raro dinamismo. L’ambientazione è moderna: non siamo nei Paesi Baschi ma in uno studio pubblicitario, alle prese con il ciak delle riprese per un promo. La folla di attori, cameraman e comparse, regista e aiuto regista, fotografi e passanti si muove e soprattutto canta con una compattezza e un amalgama timbrico di grande presa. La coralità, intesa sia in senso musicale che scenico, è uno degli elementi trainanti per la raggiunta gradevolezza di questo spettacolo. L’allestimento di Laura Cosso ha il coraggio di levare completamente l’ancora delle regie tradizionali per tuffarsi in una dimensione di novità seducente. Ingredienti: multimedialità, con una sorta di backstage realizzato con lo strumento della proiezione video, che impera, a tratti, sullo sfondo; utilizzo di oggetti scenici non propriamente convenzionali e di particolare materiale e foggia: consolle, bilanceri, telefoni cellulari; la vivacità dei costumi, tendenti all’agrumato; la definizione degli elementi di movimento: lieta alternanza di pieni e vuoti, una precisa caratterizzazione dei personaggi in solisti e tutti, dove i “gruppi” sono chiaramente delineati: spassosi soldati che sembrano l’esercito di Kim Jong-un in versione operetta; e che dire della cricca femminile che attornia Dulcamara (…)
Diego Regazzo
L’impiccione viaggiatore, 7 maggio 2017
(…) Ne è sortito uno spettacolo molto godibile nella sua prevedibile economia e minimalismo, a riprova che quando si lavora sodo e con idee chiare si possono ottenere miracoli. L’ambientazione è stata posticipata agli anni Settanta dello scorso secolo, consentendo un dinamismo e una partecipazione ideale per tutti i componenti del team artistico (…)
Andrea Merli